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2 Agosto 2019
News

Costruire una Democrazia liberal-progressista

Qualche idea su cui riflettere nella pausa estiva

Alla vigilia della pausa estiva è doveroso fare un punto della situazione. Sono stati mesi difficilissimi per l’Italia e per tutto l’Occidente. La sensazione di essere “anello fragilissimo di un Occidente fragile” ha trovato conferma nel continuo disgregarsi del senso del decoro istituzionale, del rispetto dello Stato di diritto, dei valori fondanti della nostra comunità. Non è un fatto episodico o legato all’arrivo sulla scena politica di un personaggio più o meno abile nell’uso dei social, bensì il deflagrare di una crisi profonda delle democrazie liberali e del pensiero liberal progressista che ha covato sotto la cenere dalla grande crisi economica in poi.

Le ragioni sono tante, ho provato a spiegarle nel libro Orizzonti selvaggi. Sono convinto che senza una rilettura profonda degli ultimi 25 anni i liberal progressisti non riusciranno a ritrovare la strada per la vittoria. Non stiamo dettando l’agenda perché non abbiamo ancora capito le ragioni di una disfatta che va ben oltre il “è colpa di Tizio o di Caio”. Il manifesto di Siamo Europei è nato anche per questo: superare il dibattito asfittico e provinciale del centro sinistra e unire un fronte ampio intorno a un’agenda liberal progressista nuova e adatta ai tempi. Alle elezioni europee siamo riusciti a contenere i danni e a rimanere a galla. Al di là del risultato personale, mio e di Irene Tinagli, non ho mai considerato una vittoria l’esito di queste elezioni.

All’indomani del voto il PD è ripiombato in una crisi profonda fatta di lacerazioni e assenza di programmi. Anche per questo, grazie al vostro aiuto, siamo riusciti ad imporre un odg alla direzione del PD che ha riportato, sia pure per poco, il dibattito su contenuti, definendo le tre priorità per l’azione dell’opposizione (istruzione, sanità e investimenti) e spazzato via una discussione davvero surreale sull’alleanza con i 5S. Ma la pulsione, quasi irresistibile, di confinarsi in un’opposizione di testimonianza fatta di gesti eclatanti e di un sempre maggior distacco dalla pubblica opinione rimane. Dobbiamo avere chiaro un concetto: i sovranisti ci vogliono tenere in quell’angolo. Desiderano ardentemente che si continui a parlare solo di fascismo e razzismo, che l’opposizione continui ad essere solo ed esclusivamente “di rimbalzo”.

Dobbiamo invece attrezzarci per presentare ai cittadini italiani un’idea nuova di democrazia liberale, capace di chiudere la voragine che si è creata tra progresso e società, tra uomo e tecnica. Quella che stiamo vivendo non è solo una crisi economica, politica e sociale ma una crisi di “senso” che fa sentire i cittadini soli e spaventati. Per ora l’unica risposta arriva dai sovranisti. Un pensiero semplice e rassicurante che non ha ancora trovato un degno avversario. Non è solo questione di leadership ma anche di ridefinire il quadro del dibattito pubblico e di esprimere idee e valori per la costruzione di un nuovo modello di democrazia.

In Orizzonti Selvaggi l’ho chiamata “Democrazia progressista”. Se dovessi trovargli un riferimento storico e ideale è il liberal-socialismo con la sua ricerca di un equilibrio tra giustizia e libertà; laddove oggi il socialismo deve essere sostituito da un un nuovo umanesimo sociale che metta al centro cultura, sapere e comunità. Da settembre lavoreremo per portare questo messaggio ai cittadini. Usando parole semplici che esprimano però un pensiero forte e articolato. C’è una larga parte dell’elettorato italiano che cerca disperatamente rappresentanza. È l’Italia seria, quella che fatica, studia, lavora, produce e aiuta il prossimo. Le elezioni italiane arriveranno presto. Noi ci saremo. Con le nostre idee e le nostre persone. L’Italia è sempre più forte di chi la vuole debole. Buone vacanze.

Carlo Calenda