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13 Agosto 2019
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“Per sconfiggere i populisti occorre accogliere gli italiani”

Carlo Calenda a La Stampa: “Subito al voto con un programma basato su sanità, istruzione, investimenti. Salvini si può battere, non è mica Putin. Anzi è uno che non ha mai lavorato in vita sua”

Intervista di Marco Zatterin – Pubblicata su La Stampa del 13 agosto 2019.

«Non titolate il pezzo su Renzi», chiede Carlo Calenda quando è il momento di riattaccare il telefono. Cosa propone? «Vorrei essere pratico e propositivo», spiega l’eurodeputato, chiaramente allarmato per come vanno le cose in Italia, oltre che in casa Pd. Invita chi «studia lavora e fatica» a mobilitarsi. La chiave, dice, è «accogliere gli italiani», ovvero «farli sentire istruiti, curati e sicuri» nell’abbraccio del servizio pubblico. Sennò, avverte, finiremo nel baratro d’una deriva sud americana.

Brutta storia, onorevole. Come si battono i populisti?
«Sfidandoli al voto. Con un frontefondato sui valori della Repubblica e della democrazia. Bisognerebbe partire dal Pd e guardare avanti con un programma in tre punti che ci avvicini agli standard europei di competitività e vita: migliorando la Sanità che in alcune regioni del Sud rasenta situazioni da sottosviluppo; intervenendo sull’istruzione, visto che siamo uno dei paesi più ignoranti d’Europa; spingendo sugli investimenti, per industria 4.0 e ambiente, ad esempio».

Chi vede nel suo «Fronte repubblicano»?
«Si dovrebbe riprodurre l’alleanza costruita in Europa fra popolari, liberaldemocratici e socialdemocratici, mettendo insieme la componente innovatrice della società civile, la classe dirigente, imprenditori e sindacati, il terzo settore,la genteche lavora,insomma. Bisognerebbe che tutti trovassero un poco di coraggio. Perché la scelta ineludibile dell’Italia è fra l’essere europei oppure cedere ad una terribile deriva venezuelana».

Siamo giunti a un bivio?
«Si. L’Italia ha potuto fare eccezioni per anni e pensato di poter rinviare la decisione su cosa essere. Adesso deve prenderla, c’è poco da fare. Salvini vuole rendere il Paese un misto fra Turchia e Russia. La parte degli italiani che studia, lavora e fatica deve compiere una scelta consapevole per alzare gli standard e renderli europei».

Belle parole. Poi arriva la Lega, grida «chiudiamo i porti» e i consensi schizzano.
«Salvini è forte perché noi siamo deboli. Non lo è di per sé. Ha preso il 16% degli aventi diritto al voto. Se il Paese serio si mobilita, se i Roberti e i Bartolo si impegnano, ce la faremo. Non stiamo mica parland odi Putin».

E di chi, allora?
«Di uno che non ha mai lavorato in vita sua, che abbiamo mandato in giro a fare chiacchiere a nostre spese e che non ha messo piede al Viminale».

E però uno che quando dice che non vuole accogliere i migranti viene acclamato da un italiano su tre. Almeno.
«Abbiamo parlato moltissimo di accoglienza degli stranieri e dimenticato l’accoglienza più importante, quella degli italiani, che s’è deteriorata perché la macchina pubblica non funziona. Dobbiamo”accoglierli”nelle strutture pubbliche, offrendo servizi adeguati, con la capacità di farli sentire sicuri, istruiti e curati. Non puoi essere generoso se non sei giusto. Devi dare la possibilità alle persone di capire l’apertura e dire loro cose realistiche»

Quali?
«Nessuno può sostenere che la politica giusta nei confronti dei migranti sia aprire i confini indiscriminatamente a chiunque voglia entrare. Il dovere dello Stato è di essere attento a come la migrazione impatta soprattutto sui cittadini meno abbienti che convivono con chi è entrato. I flussi vanno gestiti e regolarizzati, anche perché abbiamo bisogno di regolari che si possano integrare. E dobbiamo di rispettare ciò che dicono i trattati sul salvataggio di rischia di naufragare».

Cominciare con l’accogliere gli italiani, dunque.
«Non possiamo lasciare l’iniziativa a Salvini, non ci si può mobilitare solo sui migranti. Ci sono altre cose. Perché nessuno è sceso in piazza per i test Invalsi? Era una battaglia da fare, l’analfabetismo funzionale della popolazione è il doppio della media Ocse. E’ una cosa cui mobilitarsi perché colpisce i deboli. Spiega come mai parlo di accoglienza degli italiani fragili. Se non lo fai, a far presa saranno Salvini e la paura».

Sono pensieri pesanti.
«E’ che siamo a un passo dal baratro. E un fatto deve essere molto chiara: Salvini vuol uscire dall’Europa. Solo un italiano su due si considera europeo e, come s’è visto nel Regno Unito, occorre sapere che l’impossibile succede in fretta. Per questo dobbiamo parlare di diritti e sicurezza. E non dell’ultima boutade di un Matteo o dell’altro».

Mettiamo si faccia. Chi guiderà il “Fronte”?
«Chi sarà designato dalle primarie di lista».

Sarà lei?
«Mi candiderò, se necessario. Ho però sempre pensato che Gentiloni sia una figura di grande qualità. Se c’è lui, io non servo. E’ importante avere la giusta leadership, anche una personalità giovane, come Irene Tinagli. Io sarò con loro, al numero due, sette o quello che sarà».

Non le pare che Zingaretti e lei siate isolati in questa partita per il voto subito?
«Mica tanto. La stragrande maggioranza di quelli che hanno votato Zingaretti e considerano Gentiloni leader la pensa così. E anche la maggioranza di chi guarda a Renzi con interesse. La sua è una giravolta estemporanea, nata senza alcuna discussione e confronto».

Vuol prendersi il Pd?
«Il partito non te lo toglie a nessuno. La scissione era già cominciata prima. Se ne vuole andare, lo faccia e che Dio lo accompagni. Però lo faccia. Invece la sua strategia è quella di star dentro al Pd per fare la guerra al Pd».

Zingaretti è parso titubante nelle ultime ore.
«Inseguire un governo istituzionale,senza ForzaItalia,sostenuto da 5S e Pd è la cosa peggiore possibile. Potrebbe avere un senso – sbagliato, per me – pensare a durare tre anni. Ma fare un governo per votare fra sei mesi è una idea che non si può sentire: c’è la manovra da approvare, l’Ilva e la Tav, e intanto Salvini fa campagna elettorale sulle spalle del Paese urlando contro l’inciucio e i poteri forti. Abbiamo spaccato il Pd e riunito il centrodestra. Ma stiamo scherzando?»

Perché Renzi insiste?
«Perché ha bisogno di sei mesi per fare il suo partito».